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30/01/2012

'Non è vero che tanto
non succederà mai a me'

Nei giorni scorsi i rappresentanti del liceo Pio Paschini di Tolmezzo hanno organizzato una assemblea diversa, dedicata alla sicurezza stradale, che ha catalizzato l'attenzione degli studenti in platea per ben cinque ore di conferenza. 'Non è vero che tanto 
non succederà mai a me'

Il tema: sicurezza stradale. O meglio, gli effetti della disattenzione e delle bravate, quelle bestie che hanno mietuto 4237 vittime nel solo 2009, senza contare più di 300.000 feriti.

 

L’obiettivo: rendere consapevoli gli studenti dei rischi dell’asfalto, grazie alle testimonianze di chi cerca di garantire quella sicurezza ogni giorno e di chi invece l’aveva fatalmente trascurata.

 

I relatori che si sono alternati sul palco, dietro la moderazione di Cris Dj, della Consulta Giovani di Tolmezzo, hanno sottolineato diversi aspetti del tema della sicurezza stradale, dalla necessità dei corsi di guida sicura alle regole legislative che disciplinano la materia, passando per immagini e video di cosa si trovano di fronte i soccorritori quando giungono sul luogo di un incidente.

 

Alessandro Prodorutti, di Carnia Racing, ha sottolineato vari aspetti della sicurezza alla guida, tra cui mi preme di evidenziare il concetto che le cinture, l’airbag e gli altri dispositivi sono funzionali solo se usati correttamente e, soprattutto, solo se sono usati. Tuttavia, sopra ogni tecnologia, sopra ogni tecnica di guida, sopra ogni abilità c’è una sola regola che vale: la prudenza, l’attenzione.

 

Come ha spiegato il dottor Giosuè Rossi, avvocato esperto in materia, questa è la vera ed unica regola madre. Trascurarla significa rischiare. E le probabilità sono contro di noi. L’avvocato ha anche sottolineato come le bravate con l’auto non solo possono danneggiare gli altri e noi stessi ma anche, se siamo così fortunati da uscire vivi da un incidente, possono portare a serie conseguenze penali. Anche il solo ferire una persona con la macchina può riflettersi in tre anni di reclusione! Multe milionarie, carcere, confisca del veicolo e della patente. Queste le conseguenze di abuso di droghe ed alcool, se non più gravi e non disciplinate dal codice.

 

Il gioco vale la candela? L’ultimo dei relatori è stato un infermiere della Croce Rossa, Federico Censi, che ci ha descritto cosa si trovano dinanzi i soccorritori sulle scene di un incidente. Ci ha descritto le facce sfigurate e i corpi menomati, ma ci ha anche parlato di due soccorritori del 118 che sono morti nel tentativo di compiere un salvataggio. Sì, perché la lotta della vita sulla strada ha anche questo aspetto, spesso misconosciuto: quando qualcuno di noi fa un incidente si mette in moto la macchina dei soccorsi, che corre dei rischi incalcolabili: forte vento, ma l’elicottero si alza ugualmente, strade strette, ma l’ambulanza accelera. E ogni tanto il morto non è tra gli incidentati, ma proprio tra questi coraggiosi soccorritori. Dimenticati nelle statistiche.

 

Dopo aver seguito i tre relatori, gli studenti si sono incontrati con due atleti dell’associazione “Basket e non solo”, un gruppo di sportivi paraplegici che, dopo incidenti stradali, hanno trovato un nuovo riscatto, una nuova vita nello sport. Eros ci ha raccontato che trenta anni fa, a Nogaredo in Torre, dopo una serata in discoteca, uscì di strada con la macchina. Andava a 120 all’ora. Aveva 22 anni. Non aveva la cintura, né lui né il suo amico Andrea. Quest’ultimo è morto sul colpo. Eros invece si è salvato, e dopo ventotto mesi di ospedali nella speranza di tornare a camminare, ha accettato la sedia a rotelle. Tuttavia, la vita continua, la vita reclama speranza, soprattutto quando si è giovani: discoteca, quindi, poi la patente ed infine lo sport: tennis tavolo (di cui è stato campione nazionale), basket, bici. Ora che l’età avanza, il curling. Nello sport ha trovato lo spirito agonistico che credeva di aver perso, compete con le persone normodotate, con l’obiettivo della vittoria.

 

La storia di Cristiano è diversa: una grande passione per la moto, a 21 anni si comprò la Yamaha. Era il 2001. Questa sua moto la porta a correre per i campi della bassa, ma a Buia, all’una di notte, una curva lo tradisce. E’ sbalzato di sella, travolto dalla moto, caduto in un fosso, incapace di muoversi. Chiede aiuto, non può muoversi, crede che sia giunta la fine. Un cane husky, tuttavia, alle sei del mattino lo trova e riesce ad attirare l’attenzione del padrone. Partono i soccorsi. In elicottero chiede scusa ai suoi. Con una frattura al midollo spinale, non può muoversi, si chiude in casa, non vuole vedere nessuno, ha paura della compassione. Tuttavia, grazie alla spinta dei suoi amici si affaccia nuovamente alla vita di prima: lavoro, patente, fidanzata, casa. E poi sport: conosciuto Eros inizia a correre con il ciclone, la bici a tre ruote dei disabili, e si dedica anche allo sci. Sudore e fatica, mai doping.

 

“Ma tanto non succederà mai a me”, pensiamo tutti, è una sfortuna che non succede mai a noi o ai nostri amici e parenti. Non è vero. Succede, eccome se succede. E’ successo anche a quei quattro ragazzi di Arta, Igor, Samantha, Nicholas e Aslan, amici di molti studenti. Noi studenti. E’ successo. Facciamo in modo che non succeda più. (a cura di Tommaso Brollo)


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