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Musei dell'Alto Friuli

02/03/2009

Il museo etnografico di Malborghetto

di Alessandro Pennazzato
E' ospitato nella residenza nobiliare di Palazzo Veneziano


ORIGINI GEOLOGICHE E STORIA CULTURALE DI UN TERRITORIO IN CUI CONVIVONO TRADIZIONI LATINE, SLAVE E GERMANICHE


E’ il ritmo lento del tempo, calcolato in milioni e poi via via fino alle centinaia di anni, a scandire l’esposizione permanente del museo etnografico di Malborghetto. Non è solamente quanto allineato nelle sale del museo a riportare indietro le lancette del tempo bensì anche lo stesso palazzo Veneziano, che lo ospita, e ciò che lo circonda. L’impianto base della casa nobiliare ha subito solo qualche rimaneggiamento e di secoli ne ha alle spalle ormai quasi cinque. Si pensi, inoltre, allo straordinario monumento naturale rappresentato dall’albero che svetta di fronte alla duplice serie di archi e logge del lato meridionale. La pianta, dal fusto relativamente corto ma possente e nodoso, è uno fra i tigli più grandi d’Italia. Impensabile immaginare il palazzo-museo senza la sua cangiante presenza nel corso delle stagioni. Gli anni, per questo venerando valcanalese, sono più di quattrocento. Ed ancora si può rivolgere lo sguardo alla chiesa della Visitazione di Maria e Sant'Antonio (risultato della fusione di altre due costruite fra 1500 e 1700) che sorge di fronte alla facciata principale del museo e il cui sobrio portale apparteneva invece a un edificio ancora precedente, datato 1200. Particolare l’affresco che raffigura la Madonna del Latte, intenta a porgere il seno al Bambino. E’ in questo gioco di riflessi temporali e di bellezze a metà tra la natura e l’architettura che si inserisce il museo etnografico. Una raccolta multiforme che, con qualche ardito passaggio, va dai tempi remoti delle età preistoriche – comprensivi di fossili e selci scheggiate dei primi abitanti - a un ampio riferimento alla miniera di Raibl, dai merletti dei vecchi vestiti alle maschere dei Krampus, dai diorami con gli animali della foresta agli arnesi del lavoro agricolo e silvestre fino alle vicende del Palazzo. Valorizzati i diversi aspetti culturali di un territorio, come quello di Val Canale e Canal del Ferro, che ha nella stratificazione e varietà delle genti e delle diverse tradizioni, ma anche delle pietre, rocce e degli ambiti naturali, una delle sue peculiarità.

Legno fuori, legno dentro - Non è il solo ma c’è un elemento ricorrente che scandisce la visita ai tre piani del museo etnografico: il legno. Non potrebbe essere altrimenti, visto che siamo - come si sa - nel bel mezzo di una foresta tra le più estese e integre dell’arco alpino, perciò d’Italia e d’Europa. Anche nelle sale della geologia, dove sono protagonisti pietre e fossili e in cui si spiega che ere fa al posto di rilievi e foreste si trovavano il mare e poi i ghiacci, il pensiero va comunque ai boschi e al loro legno, nel tentativo di immaginare scenari così contrastanti. Il legno c’è anche, al terzo piano, nei realistici diorami - con plastico e tre video - dedicati agli aspetti naturalistici dell’ambiente valcanalese. Un percorso illustrato tra vegetazione e fauna che permette di calarsi in prima persona nei singoli ecosistemi, scoprendo aspetti segreti che ben pochi sanno e che sono indispensabili prima di effettuare l’escursione vera nel bosco. Ancora legno nella sala delle attività imprenditoriali. Fra arnesi e vecchie foto di boscaioli si testimonia dell’incessante e secolare lavoro di fucine, magli e segherie. Al secondo piano, nella stanza a lato della sala congressi, dove si vede l’evoluzione del palazzo Veneziano, il legno compone lo straordinario pavimento intarsiato, ennesimo esempio di come il destino di un albero della foresta possa trovare epilogo in forme d’arte rustica. Legno, poi, alternato ai tessuti degli abiti, nelle sale etnografiche. Teche colme di oggetti della vita quotidiana del tempo passato. Uno sguardo ampio che tocca l’attrezzatura dell’apicoltore così come quella del pompiere volontario o dello spazzacamino. La saletta dell’agricoltura raccoglie vecchi strumenti di uso agricolo. Un altro tuffo all’indietro. Ma solo in parte. A ben vedere sono quasi tutti oggetti che chi vive in montagna usa ancora. Per fortuna.

Informazioni - Il museo si trova in via Bamberga, 52 ed è aperto tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle
10.30 alle 12.30 
e dalle 15 alle 18. Tel. 0428 64970. Altri servizi offerti sono due sale conferenze, un laboratorio didattico, biblioteca e archivio fotografico.

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