Cinecittà in Carnia. La Cineteca del Friuli propone 'Penne nere', il primo film a soggetto girato in Friuli.
Giovedì 18 marzo, ore 21, Cinema Sociale di Gemona.

La storia del Friuli come location cinematografica per film a soggetto comincia nel 1952 con
Penne nere, girato in
Carnia, prevalentemente a
Sauris di Sotto e in parte a
Villa Santina. Interpretato da Marcello
Mastroianni, Marina
Vlady, Camillo Pilotto, Enzo Stajola (il bambino di Ladri di biciclette e di Cuori senza frontiere), il film di Oreste
Biancoli rappresenta la prima “trasferta” friulana di Cinecittà e anticipa di diversi anni sia il kolossal Addio alle armi, che nel 1957 porterà Hollywood in Friuli, sia La grande guerra di Monicelli, del 1959.
Proseguendo nel suo programma di diffusione e riscoperta del cinema legato al territorio, la
Cineteca del Friuli proporrà Penne nere
giovedì 18 marzo alle
ore 21 al
Cinema Sociale di
Gemona. La proiezione sarà introdotta da Carlo Gaberscek.
L'occupazione cosacca dell'Alto Friuli tra l'autunno del '44 e la primavera del '45 è stata oggetto di indagine, soprattutto nell'ultimo decennio, in diversi articoli, libri, servizi televisivi e documentari. Ma Penne nere rimane l'unico lungometraggio che abbia affrontato il tema della convivenza del popolo carnico con i cosacchi, là dove la popolazione locale era costituita prevalentemente da donne, vecchi e bambini, dato che i giovani uomini erano stati mandati a combattere da alpini in Albania. È in questo contesto che si svolge la vicenda del film, dove la grande storia si intreccia con le vicissitudini di una famiglia e con la storia d'amore tra Pieri (Marcello Mastroianni) e Gemma, una giovanissima Marina Vlady alla sua prima importante esperienza cinematografica.
A suggerire la location era stato Chino Ermacora (che successivamente seguì le riprese come inviato), interpellato dall'udinese Giuseppe Driussi, uno degli sceneggiatori insieme a Giuseppe Berto, Paola Ojetti, Alberto Albani Barbieri e Salvator Gotta. I primi “personaggi” sono infatti un paese alpino, una diga (che nella trama i tedeschi in ritirata vogliono far saltare) e un monte, elementi che a Ermacora fecero pensare subito a Sauris di Sotto, con la sua architettura tradizionale, le vette intorno e la grande diga di La Maina inaugurata nel 1949.
Il paese di Sauris che si vede nel film, con le classiche case in legno, i ballatoi, i fienili, le alte case ottocentesche in pietra e le viuzze strette e acciottolate, è un altro dei tanti motivi d'interesse di Penne nere, documentazione visiva dello stile saurano originale, di un'architettura e di un paesaggio che nei decenni successivi si sono in parte modificati.
Poco di originale ha invece la parlata. Benché si sentano alcuni canti tradizionali friulani, i personaggi non si esprimono nella lingua locale ma in un italiano lievemente venetizzato: una scelta fatta in base alle esigenze produttive e distributive del tempo, oltre che per la difficoltà di far parlare in friulano gli attori protagonisti.