
Questo il testo della lettera, il nostro invito ad utilizzare l'area dei commenti per dire la vostra:
In questi giorni di 35 anni fa le tendopoli sostituivano i paesi e le tende le case. Nonostante le tante difficoltà conseguenti al terremoto, la discussione sul futuro era partecipata, intensa, animata. Le diverse posizioni emerse trovarono presto una sintesi in cui si riconobbero la popolazione, la classe dirigente, la Chiesa, le Associazioni di categoria. La sintesi trovò espressione in poche ma chiare parole d’ordine. “Dov’era e com’era” sul dove e come ricostruire. “Prima le fabbriche, poi le case e infine le chiese” sulle prorità.
“La ricostruzione abitativa ai Comuni, lo sviluppo agli Enti superiori” sulla divisione dei compiti. Ma il grido riassuntivo forte e tagliente che usciva dalle tante assemblee era “ricostruzione e sviluppo”! Già, lo sviluppo. Per sviluppo s’intendeva non la semplice ricostruzione dell’esistente, ma approffittare della ricostruzione per una riscoperta dei valori profondi del Friuli, per un complessivo ammodernamento tecnologico e produttivo, per più avanzati rapporti di produzione, per dotare il Friuli di una rete infrastrutturale adeguata al suo ruolo geopolitico.
Di queste infrastrutture, interamente finanziate dalla legislazione sulla ricostruzione, le più importanti furono il completamento dell’autostrada da Amaro a Tarvisio e la nuova ferrovia Udine-Tarvisio. Su quest’ultima, in particolare, è il caso di svolgere alcune osservazioni rispetto allo stato dell’Europa di allora ed alla situazione politica in Italia e in regione. La prima. La lungimiranza ebbe la meglio sul rischio che la nuova ferrovia restasse senza uscita andando a sbattere contro il muro di Berlino e la cortina di ferro che allora dividevano l’Europa in due parti impermeabili. La seconda. Nonostante quel rischio, la decisione di costruirla fu unanime a tutti i livelli grazie anche al particolare clima della ricostruzione.
Così, la nuova ferrovia, moderna e altamente veloce, fu! Crollarono il muro di Berlino e la cortina di ferro! Già fu, ma com’è oggi quella ferrovia? E’ decisamente sottoutilizzata e per servizio passeggeri e per transito merci, mentre gli autocarri intasano le nostre autostrade. E che cosa ha dato alla valle attraversata? Nulla. Anzi, ha tolto quasi tutto. Infatti, la ferrovia, l’autostrada, i gasdotti, la statale 13 e vari altre opere, oltre a sconvolgere il Canal del Ferro rendendolo più fragile alle alluvioni, hanno provocato la perdita di quelle attività tradizionali e redditi che le preesistenti infrastrutture trasportistiche avevano assicurato nei secoli ai residenti e un flusso migratorio che ha drastricamente ridotto l’anagrafe. Percorrere Via Roma di quella che fu la fiorente Pontebba dà l’immediata triste sensazione della ricaduta negativa subita.
A chi, come me, visse intensamente le speranze di rinascita della nostra montagna nel periodo della ricostruzione postsismica, queste ricadute negative impongono alcune serie riflessioni anche in relazione ad alcune situazioni attuali.
La prima. C’è voluto l’intervento sulla stampa di un alto dirigente della ferrovie per ricordare alla classe dirigente regionale (e non solo) l’assurdità di realizzare la TAV Venezia-Trieste, quando giace sottoutilizzata la nuova pontebbana, che è in grado di offrire le stesse prestazioni verso l’est e il nord Europa.
La seconda. E’ fuori discussione che la catena alpina vada superata. Discutibile invece è il modus con cui la si supera, dove per “modus” va inteso non solo l’aspetto tecnico delle soluzioni progettuali, del minor tempo di percorrenza, del minor costo, del minor impatto ambientale, delle procedure di VIA, ma innanzitutto l’approccio culturale, socioeconomico - in breve - politico, per cui l’opera non deve essere di uso da parte di territori forti a scopo di mero attraversamento delle deboli vallate alpine, ma deve integrarsi con le caratteristiche particolari di queste valli valorizzandole e preservandole contemporaneamente (altro che compensazioni!), producendo positivi effetti moltiplicatori delle risorse e potenzialità locali e non già distruttive ricadute su tutti i piani. Di ciò il Canal del Ferro è eloquente esempio, nonché di quello che potrebbe diventare la Val di Susa post operam.
La terza. Questo nuovo modus – di civiltà, di rispetto dell’ambiente alpino e del futuro delle popolazioni montane - richiede l’abbandono della superficiale “politica del fare” per far posto alla “politica del pensare”, del pensare bene prima di mettersi a fare, a scavare. La quarta. Il “pensare bene” e il conseguente “fare bene”, unitamente all’integrazione dell’opera con le caratteristiche particolari del luogo sì da preservarle e valorizzarle, non sono conciliabili – perché non ne necessiterebbero - con le “compensazioni” che i proponenti delle opere, Stato e Regione offrono alle comunità dalle stesse interessate per far passare “il fare” anche quando ciò non sarebbe ammissibile.
Peraltro, la compensazione presuppone un danno arrecato. Ricordo bene le compensazioni allora offerte al Canal del Ferro, che, quando ci sono state, non hanno evitato il degrado complessivo del fondovalle.
A Pontebba hanno portato via persino lo scalo lasciando solo la speranza, dura a diventare realtà, di salire in quota sul Pramollo per respirare un po’d’aria e di futuro.
A Chiusaforte un casello autostradale e una zona artigianale mai realizzati e - anche qui - la boccata d’aria e di futuro in quota a Sella Nevea.
A Dogna addirittura il nulla, cinto dal nuovo viadotto della strada statale. La quinta. Lo Stato e la Regione sono in colpa ed in debito verso il Canal del Ferro: per esso non ci sono stati “ricostruzione e sviluppo” ma “ricostruzione e recessione”.
L’introduzione di una royalty di transito a favore della valle sulle enorme ricchezza (gas) che l’attraversa sarebbe doverosa , come lo sarebbe per le valli della Carnia attraversate dall’oleodotto. Gli stati attraversati da simili infrastrutture pretendono le royalty di transito, eccome. Nonostante la lezione del Canal del Ferro, i fautori del fare senza pensare, ovvero del fare per il fare, i proponenti di compensazioni e i destinatari ingenui veri o in malafede sono ancora all’opera in Carnia con l’autostrada Cadore-Amaro, l’elettrodotto Wurmlach-Somplago, il potenziamento della centrale di Somplago mediante pompaggio.
Costoro vanno fermati e costretti a cambiare quel modus, quell’approccio che ha prodotto i guasti delle grandi opere nel Canal del Ferro e altrove. Stiamo saccheggiando la Terra. E per cosa, poi? Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
Franceschino Barazzutti, già presidente dell’Associazione dei Sindaci della ricostruzione del Friuli.
26/07/2011 15:15:20, M
quel viadotto nella foto lo conosco molto bene...è una vera..SCHIFEZZA......
un pugno allo stomaco ogni volta che lo vedo !!
se l'autostrada significa rapidità e comodità di collegamento...allora si sfrutti tale opportunità.!!
Lo svincolo di Pontebba potrebbe essere utilizzato per rendere appetibili quelle aree ancora demaniali ( ex caserme) che potrebbero essere riconvertite in aree produttive...di cosa non so ...ma se i politici ci mettono un pò di impegno e fantasia forse si troverà qualcosa.
13/07/2011 11:49:45, roberto
Se posso dire la mia sarebbe il caso di finirla con il recriminare sui mancati aiuti da parte di Provincia Regione Stato e cominciare a ragionare nell'ottica di come lavorano in trentino alto adige: possiedo un'abitazione da 20 anni a Valbruna e per tantissimi anni ho passato le ferie a San Leopoldo e penso di conoscere abbastanza bene la zona e gli abitanti: non esiste spirito imprenditoriale per cui anche se qualcuno oserebbe investire nelle terme si troverebbe attorno il deserto dei tartari
13/07/2011 09:37:11, alex
a parte cartagine o non cartagine qui il fatto è soltanto uno: canal del ferro & valcanale sono stati dimenticati da tutti! Io sinceramente non capisco perchè tutti quelli che governano questi territori (amministrazioni comunali, aziende di soggiorno e del turismo, promotur) non riescano a mettersi d'accordo e stipulare progetti (reali e realizzabili) a lungo termine che possano attirare migliaia (e dico migliaia non qualche centinaio) di persone nelle NOSTRE vallate come riescono a fare la vicina austria e slovenia. Fare un centro termale a bagni, magari in comunicazione con un bel centro di cure delle patologie respiratorie a cave del predil, un bel centro benessere a tarvisio e un carosello di piste in valcanale..
13/07/2011 09:37:02, alex
a parte cartagine o non cartagine qui il fatto è soltanto uno: canal del ferro & valcanale sono stati dimenticati da tutti! Io sinceramente non capisco perchè tutti quelli che governano questi territori (amministrazioni comunali, aziende di soggiorno e del turismo, promotur) non riescano a mettersi d'accordo e stipulare progetti (reali e realizzabili) a lungo termine che possano attirare migliaia (e dico migliaia non qualche centinaio) di persone nelle NOSTRE vallate come riescono a fare la vicina austria e slovenia. Fare un centro termale a bagni, magari in comunicazione con un bel centro di cure delle patologie respiratorie a cave del predil, un bel centro benessere a tarvisio e un carosello di piste in valcanale..
13/07/2011 08:36:18, Gino
Il destino si concretizza attraverso le scelte degli uomini: la decisione presa da Cartagine di non sostenere pienamente la famiglia Barca (Annibale) gli è costata alla fine molto cara.
Così, la semplice scelta (fatta da uomini) di abbracciare la “raccomandazione” quale sistema di occupazione dei gangli vitali (e non) di una Nazione ne incarna la previsione di un destino molto fosco.
I “Cesare”, che non nascono ad ogni piè sospinto, se ne vanno (portandosi via la ricchezza spesa per formarli) al servizio di chi sa ancora cosa realmente il merito è!
Comunque, dal più profondo del cuore auguro a Lei ed alle nostre valli di trovare la persona giusta.
Saluti
12/07/2011 22:49:05, franceschino barazzutti
Ringrazio il signor Gino per il suo intervento, ma è il caso di ricordare che a Roma c'era un tal Marco Porzio Catone (il Censore) che chiudeva ogni suo intervento in senato con "Carthago delenda est". Cartagine fu distrutta nel 146 a.C.dai romani ben dopo tre guerre puniche. Il Canal del Ferro è stato distrutto non dalla guerra ma in pace. Cartagine, comunque, fu ricostruita da Cesare nel 44 a.C., ebbe in età imperiale grande sviluppo e fu tra i maggiori centri cristiani.
C'è ora un Cesare che ricostruisca il Canal del Ferro? Non è il caso di attribuire al Fato (Destino) quello che invece è il risultato delle scelte umane.
12/07/2011 21:51:07, Gino
Uno storico greco, di cui non ricordo il nome (mi par tanto Erodoto), ebbe occasione di visitare Cartagine nel V sec AC e la descrisse superba, ricca ed assai bella, simile, per certi versi, ad una bianca nave all’ancora nell’azzurro del suo mare.
Se la Storia ha decretato la fine di una tale città non si capisce per quale ragione non debba decretarla per posti come Pontebba, Tarvisio, Cave Del Predil, etc.
Le cose vanno così, nascono e muoiono, nulla è eterno.
12/07/2011 19:39:38, Giancarlo Martina
Dimentica, Franceschino Barazzutti, la realizzazione del metanodotto Russia - Italia, un altra grave servitù sulla Valcanale e Canal del Ferro. Ma i politici degli anni Settanta e Ottanta, perchè non hanno ottenuto il giusto risarcimento per le popolazioni di questo territorio al "servizio dello Stato"?. Se non erro solamente il sindaco di Malborghetto, che all'inaugurazione dell'autostrada al casello di Ugovizza parlò chiaro sul dramma che incombeva sulla sua gente a causa dell'isolamento provocato dalla grande viabuilità, ottenne un finanziamento riparatore per realizzare le terme di Bagni di Lusnizza, ma quei soldi ora non si sà dove siano e la sua comunità aspetta ancora di ritornare una realtà termale nota in Europa, come già lo era quando faceva parte dell'Impero austroungarico.
12/07/2011 16:50:14, Luke
secondo me i soldi per il Pramollo potrebbero essere utilizzati per costruire delle terme a Bagni di Lusnizza sul modello di quelle costruite ad esempio in Stiria (la regione del termeland) capaci di attirare migliaia di turisti in ogni mese dell'anno e capaci di fare da volano all'intera vallata (con hotel, b&b, affittacamere, trattorie, negozi, bike, etc....).
Un ricco calendario di proposte che comprende tutti i comuni delle vallate, da Ampezzo a Zuglio.leggi
Tutto quanto succede sul territorio in fatto di feste, appuntamenti vari e molto altro.leggi
Edizione numero 57 per una delle classicissime di primavera, già campionato italiano. Dodici fra salite e discese per quasi 20 km e 4100 metri di dislivello. E' una gara organizzata dal Gruppo Sportivo Alpini di Udine ed è prevista sia sulla prova a coppie che su quella individuale.leggi
Il Club Alpino Italiano, sezione 'Monte Lussari' di Tarvisio, invita tutti i soci, familiari ed amici a partecipiare a uno degli appuntamenti più attesi del programma annuale: la 'Sciata allo Strugova', una classica giunta alla 26esima edizione.leggi
Alto Friuli Notizie, informazioni e cultura della montagna friulana.
Aut. Trib. Tolmezzo n.ro 137
EDITORE: Eurograf di Leonardi Luigi
P. IVA 02343530305
Via Cadorna, 2 - 33018 TARVISIO (UD)